a/simmetrie – Associazione Italiana per lo Studio delle Asimmetrie Economiche [a.p.s.]

Nelle recenti elezioni politiche italiane, i partiti definiti “populisti” hanno ottenuto il 50% dei consensi. L’Italia si trova così a ricoprire il ruolo di principale Paese ribelle nel periodo in cui l’Unione Europea si accinge alla revisione delle proprie discusse istituzioni di governance economica. La Germania sostiene che le regole vadano riviste perché non sono state rispettate, e chiede vincoli più rigidi da sottoporre al controllo dei tecnocrati e alla valutazione dei mercati; l’Italia sostiene che vadano completamente riviste perché inefficaci e basate su presupposti sbagliati.

Tutta la costruzione dell’Eurozona si basa sulla presunta virtù intrinseca nel rispetto di un complesso sistema di regolamentazioni, vincoli di bilancio e parametri di valutazione ai quali bisogna conformarsi per il beneficio di tutti, una Costituzione tecnocratica e illuminata messa a rischio dai Paesi inadempienti, ma è veramente così? Ci viene detto che le regole servono a creare un comune terreno di gioco sul quale le economie dei Paesi membri possano competere in modo corretto, ma come in ogni istituzione anche le regole esprimono i rapporti di forza in atto. Nel caso dell’Unione europea, esse diventano talora uno strumento attraverso cui cristallizzare ingiustizie e asimmetrie. Siamo davvero noi italiani ad avere violato le regole dell’euro, o l’hanno invece fatto i nostri fustigatori?

Di tecnocrazia, democrazia e populismo si è discusso lunedì 18 giugno 2018 a Piazza San Salvatore in Lauro 15 (Centro storico di Roma) in occasione della presentazione del libro di Sergio Cesaratto (Università di Siena) “Chi non rispetta le regole? Italia e Germania, le doppie morali dell’euro” (Imprimatur). Insieme all’autore sono intervenuti Stefano Feltri (Il Fatto Quotidiano) e Alessandro Somma (Università di Ferrara) moderati da Mario Sechi (List).

Ha aperti i lavori il Sen. Alberto Bagnai.