Il vicolo cieco del governo

3 Posted by - 16 agosto 2016 - Articoli Print This Post

La crescita zero del Pil nel secondo trimestre dell’anno mostra il vicolo cieco nel quale si trova il governo Renzi. Dal punto di vista tecnico questo fallimento è il prevedibile risultato dell’aver curato una crisi di domanda (data dalla riduzione della capacità di spesa di famiglie e imprese) con politiche di offerta (riduzione del costo del lavoro). In un momento in cui l’economia langue perché non circola abbastanza denaro, il governo avrebbe dovuto rilanciare consumi e investimenti privati con tagli di imposte, e realizzare un piano organico di investimenti pubblici.

Le speranze di ripresa sono invece state affidate a riforme dal lato dell’offerta come il jobs act, volte a moderare il costo del lavoro. Dal lato del lavoratore, questo costo è un reddito, il salario: abbattendolo, si rende più conveniente per l’impresa produrre beni, ma si danno ai lavoratori (cioè ai clienti) meno soldi per comprarli.

L’errore tecnico ha una dimensione politica, ed è una dimensione europea. Al rallentare della crescita mondiale, per rilanciare le esportazioni, fonte di reddito della nostra economia, dobbiamo renderle meno costose. Se disponessimo di una valuta nazionale il risultato potrebbe essere ottenuto lasciando fluttuare il cambio. All’interno dell’euro possiamo solo tagliare il costo del lavoro. Distruggere il mercato interno per inseguire la domanda estera non è una buona idea, ma all’interno dell’euro è una strada obbligata, per questo come per qualsiasi altro governo. D’altra parte, l’ultimo rapporto del Fmi conferma che l’euro è sopravvalutato del 5% per l’Italia, e sottovalutato del 15% per la Germania: una moneta unica per paesi diversi falsa quindi la concorrenza a nostro danno.

Per rispettare l’obiettivo di rapporto fra deficit e Pil quest’ultimo dovrebbe crescere di oltre lo 0,5% per i prossimi due trimestri: un risultato difficile da ottenere. Il governo sarà quindi costretto a intervenire sul deficit, con ulteriori tagli e ulteriore depressione dell’economia.

Alberto Bagnai
Il Tempo, 13 agosto 2016

 

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