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Euro: dalla svalutazione del lavoro a quella del risparmio

Il recente bail-in di quattro banche italiane ha messo a nudo molte contraddizioni ed aporie dell’Eurosistema, tra cui:

  1. A che serve una vigilanza che si occupa di politica creditizia (con risultati opinabili) e consente al contempo il verificarsi di eventi come quelli di Banca Etruria?
  2. Banche private e bail-in sono compatibili con l’articolo 47 della costituzione repubblicana che prevede una tutela ad ampio raggio del risparmio?
  3. Perché Berlino ha potuto spendere oltre 280 miliardi per i suoi bail-out e Roma no?

Tutto già detto.

Forse ciò che non è stato evidenziato più di tanto è che, in un mondo di interessi negativi, nelle sabbie mobili di una trappola di liquidità, tali situazioni si riproporranno ancora [1] per il semplice motivo che rendimenti “normali” implicheranno rischi “anormali” e che manca la benzina per il motore della banche (il margine di interesse).

Alla base di tutto è la distorsione deflazionistica della moneta unica, nota in letteratura e portata all’evidenza del grande pubblico in innumerevoli occasioni (un autorevole e preveggente riferimento di carattere divulgativo è Hahn, 1992 [2]). Tutti hanno ormai chiaro come l’adozione di una moneta unica svaluti il lavoro, perché rende necessario il ricorso alla svalutazione interna [3](cioè alla deflazione salariale) come principale strumento di aggiustamento macroeconomico.

La recente evoluzione, in particolare quella italiana, chiarisce che la deflazione implica a sua volta la svalutazione del risparmio, sotto vari profili:

  1. perché per uscire dalle secche della deflazione le Banche centrali forzano su valori nulli o negativi i rendimenti degli investimenti finanziari;
  2. perché la scarsa redditività aziendale causata dalla crisi di domanda (cioè dal taglio dei salari) alimenta le sofferenze bancarie ed espone quindi i risparmatori a drastiche perdite in conto capitale attraverso il meccanismo del bail-in;
  3. perché il rischio di bail-in è amplificato dagli scarsi rendimenti, che spingono i risparmiatori verso prodotti più rischiosi nel tentativo vano di non veder svalutato il reddito dei propri investimenti finanziari (secondo una dinamica che l’Autorità Bancaria Europea aveva ben chiara [4]e aveva sottoposto all’attenzione delle vigilanze nazionali);
  4. perché lo schiacciamento verso il basso della struttura dei tassi di interesse comprime i margini di intermediazione e quindi amplifica il problema della scarsa redditività [5] che caratterizza il settore bancario italiano.

La svalutazione del risparmio, a sua volta, disincentiva gli investimenti con effetti demoltiplicativi a catena.

In un tale scenario, un sistema finanziario costruito sulla dominanza di banche private governate da “regole” (nazionali o sovranazionali che siano) non può condurre fuori dalla selva oscura. La retta via è l’intervento dello Stato, nella pienezza delle suoi poteri monetari e fiscali. In effetti, solo politiche attive di domanda, finanziate anche con emissioni monetarie, possono rianimare l’economia sottraendola alla spirale deflattiva, e per evitare che la crescita determini squilibri nei conti esteri è indispensabile che gli Stati recuperino il controllo della propria politica valutaria. In assenza di tali leve – precluse dall’adesione all’Eurosistema – la nazionalizzazione del sistema bancario (praticata estesamente nel Nord Europa) diventa inevitabile strumento per il salvataggio del salvabile, l’unica altra alternativa essendo la svendita del patrimonio bancario all’estero. [6]

L’euro si pone quindi in contraddizione con l’autonomia della finanza privata.

Questa contraddizione non è ancora stata capita fino in fondo né dall’élite finanziaria né dalle élite politica ed industriale italiane. Queste, finora, hanno convissuto in simbiosi sostenendo l’euro, che sembrava loro conveniente perché comprimeva i salari. Quando le nostre classi dirigenti capiranno che l’attuale assetto delle regole europee comprime anche i loro profitti e i loro spazi di potere politico [7], lo scenario politico dell’Eurozona potrà conoscere evoluzioni ad oggi insospettabili.

Charlie Brown