Il tecno-medioevo prossimo venturo

6 Posted by - 8 febbraio 2017 - Blog

Un articolo recente di Linkiesta titola: “Lavorare non basta: ora gli occupati sono a rischio povertà”. Nell’articolo vengono forniti molti dati che dimostrano che attualmente anche chi ha un lavoro, specialmente part-time o saltuario/precario, non è fuori dal pericolo di vivere in povertà.

Non mi stupisce. Il sistema neoliberista attualmente in auge e consacrato nei Trattati europei è un sistema che conduce necessariamente al trasferimento di ricchezze in mano a pochi, come ha certificato recentemente l’Oxfam, ed alla creazione di una base di persone che vivono con un salario di mera sussistenza, nella quale confluiscono man mano anche quelli che una volta erano benestanti, quelli che vivevano del loro lavoro dignitosamente: impiegati, commercianti, piccoli imprenditori, artigiani ed autonomi.

Il modello che si sta ricreando è un modello di tipo piramidale, tipico delle società medioevali, con in cima i grandi finanzieri e proprietari di multinazionali (gli otto uomini più ricchi del mondo di cui parla il rapporto Oxfam, che detengono da soli il 50% della ricchezza mondiale, sorta di re ed imperatori), ed a scendere amministratori delegati, imprenditori e banchieri (che rappresentano quella che una volta era l’alta nobiltà), poi politici e spin doctor (i vassalli dei re) ed infine noi tutti, il popolo. Ora direte, ma le classi sociali sono sempre esistite, cosa è cambiato? E’ cambiato che, come nel Medioevo, non esiste più un “ascensore sociale” che permetta il passaggio da una classe all’altra, il lavoro non permette di migliorare la propria vita e la generazione successiva rischia di rimanere uguale od addirittura di stare peggio di quella precedente. Se non si fa parte delle élite, fin dalla nascita, è pressoché impossibile aspirare ad una vita agiata ed a migliorare il proprio status. Oltretutto, come nel Medioevo, non esiste una classe media, una classe borghese, che faccia da cuscinetto fra ricchi e poveri. La classe media è stata spazzata via dalla crisi e dalle politiche di austerità, scivolando inesorabilmente verso la povertà, diventando anch’essa, usando un termine marxista ormai desueto, proletariato, andando ad ingrossare la base di chi lotta per sopravvivere.

La lotta sociale, quella che una volta contrapponeva datori di lavoro, i padroni, a lavoratori, si è trasformata in una contrapposizione grande/piccolo, dove la grande finanza speculativa e la grande industria sta lottando per accaparrarsi ricchezza e potere contro tutti gli altri, piccoli imprenditori, professionisti commercianti, lavoratori, tutti accumunati nello stesso destino di impoverimento e perdita di diritti, anche se spesso, inconsapevoli di questo destino comune, in lotta fra loro, in una lotta fra poveri che fa ancor più il gioco dei potenti. Ed i grandi, come ci ricorda beffardamente Warren Buffett, finanziere multimiliardario, stanno vincendo, anzi, hanno vinto. Hanno vinto soprattutto perché sono riusciti in due intenti, grazie alla propaganda dei media che controllano (i loro vassalli): alimentare la lotta fra poveri, togliendo man mano diritti e protezioni, lasciando che quel poco che è rimasto venga conteso fra imprenditori alla canna del gas, lavoratori con stipendi da fame, ed immigrati senza prospettive, e convincere che il proprio nemico, ovvero lo Stato e la democrazia, sia anche il nostro nemico, riuscendo a convincere le persone che le cose vanno meglio se non se ne occupa il pubblico, ma è gestito dal privato, più efficiente, e che conviene che a guidare le nostre sorti siano dei tecnici indipendenti, naturalmente scelti fra le loro fila, piuttosto che dei politici inetti e corrotti (da loro…) votati da noi, rinunciando così ad ogni controllo democratico.

In questa propaganda hanno trovato una (in?)consapevole sponda nel movimento che a parole si pone contro la “casta” dei potenti: il Movimento 5 Stelle. Il partito di Grillo, infatti, nella sua lotta agli sprechi ed alla corruzione, considerate come le cause vere di ogni nostra difficoltà, si pone anch’esso contro lo Stato e come nemica dei politici, che poi significa in pratica nemica della politica, aumentando così il consenso popolare dell’idea che solo liberandoci della politica, fatta dai politici, ci possa essere una vera e corretta gestione dello Stato. Quindi meglio degli estranei, gli “onesti”, che poi, data l’incapacità, devono farsi aiutare dai tecnici, che i politici, meglio la democrazia diretta, velleitaria e tecnicamente manovrabile, che la rappresentanza attraverso eletti. E se proprio devono essere degli eletti, allora che li si stringa con il vincolo di mandato, che diventino dei meri portavoce della volontà popolare, che poi significa quei pochi che votano elettronicamente su una piattaforma gestita da una società privata…

Questo, che io chiamo con termine mutuato da un libro di un movimento artistico “Cronache da un tecno-medioevo”, è il futuro/passato a cui le élite ci stanno conducendo, convincendoci che è questo il futuro migliore e che comunque non c’è alternativa. L’alternativa c’è invece, ed è il recupero della cultura economico-sociale che la nostra Costituzione tratteggia, una cultura basata sul rispetto e la dignità dell’uomo in tutte le sue espressioni, prima di tutto il lavoro, in cui i diritti sono riconosciuti e tutelati dallo Stato, che ha il compito di agire per eliminare tutte le disuguaglianze, per far sì che tutti possano partecipare alla vita economica, politica e sociale della Nazione: ecco cosa diceva Lelio Basso, un dei più eminenti Costituenti:

“Noi pensiamo che la democrazia si difende, che la libertà si difende non diminuendo i poteri dello Stato, non cercando di impedire o di ostacolare l’attività dei poteri dello Stato, ma al contrario, facendo partecipare tutti i cittadini alla vita dello Stato, inserendo tutti i cittadini nella vita dello Stato; tutti, fino all’ultimo pastore dell’Abruzzo, fino all’ultimo minatore della Sardegna, fino all’ultimo contadino della Sicilia, fino all’ultimo montanaro delle Alpi, tutti, fino all’ultima donna di casa nei dispersi casolari della Calabria, della Basilicata. Solo se noi otterremo che tutti effettivamente siano messi in grado di partecipare alla gestione economica e politica della vita collettiva, noi realizzeremo veramente una democrazia.”

Il futuro può essere diverso se riusciremo a capire che l’alternativa c’è: è quella che è stata scritta per noi più di sessant’anni fa per combattere quel liberismo che è di cento anni fa, ma che ci spacciano per moderno ed al passo con i tempi. La Costituzione del 1948 per sconfiggere il tecno-medioevo

Luigi Pecchioli

 

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2 Comments

  • Pierluigi Ziglio 9 febbraio 2017 - 5:05 am Reply

    Luigi Pecchioli,
    Io posso condividere gran parte del discorso.
    Ma chi sarebbero in pratica le forze (politiche o non) che renderebbero fattibile il recupero della” cultura economico sociale.”? Anche per l’invasione pianificata usano espressioni verbali allettanti, ma la cruda realtà è diametralmente opposta: mafia, sopraffazione , violenza e delinquenza. Sulla Costituzione come ancora di salvezza, pienamente d’accordo, ma chi la dovrebbe applicare se fino ad oggi è stata ignorata e vilipesa? Quella del pastore che partecipa, Non me la bevo.

  • Luigi Vavassori 15 febbraio 2017 - 1:03 pm Reply

    Condivido pienamente l’articolo ma purtroppo dalla mia esperienza quotidiana a livello di politica locale vedo un grosso ostacolo.
    La gente/popolo non vuole interessarsi a questi problemi ma semplicemente si lamenta e basta.
    Quando tu gli chiedi di partecipare per risolvere i problemi di cui si lamentano dicono tutti che non hanno tempo, che non vale la pena, ecc…

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