Le contraddizioni del Colle

8 Posted by - 14 maggio 2018 - Blog

La voce dei padroncini del vapore ci informa che il Colle vuole specifiche garanzie “internazionali” prima di dare l’incarico di formare un Governo politico. In sostanza, il Colle vorrebbe la promessa che nessuno disturberà Leuropa o l'”autopilota”.

Sul sito del Quirinale non trovo traccia di ciò, ma assumiamo che sia vero e parliamone.

Sarebbe un atteggiamento costituzionalmente corretto? Ho i miei dubbi, ma prima ancora ritengo che sarebbe una posizione logicamente incoerente.

Infatti, se il Colle vuole legare le mani ad un Governo politico, sta cercando di legare l’aria poiché:

1)l’ultima parola sui rapporti internazionali spetta al Parlamento. Nessun Governo, e tanto meno un Governo politico, può opporsi alla rinegoziazione di trattati o alla decisione di non concorrere ad una azione di guerra ritenuta ingiusta, se le forze parlamentari così decidono. Ogni “garanzia” sarebbe inutiliter data;

2)un Governo politico può dare o non dare impulso in tal senso, ma questo impulso o non impulso presupporrà sempre una volontà politica sottostante, la quale non può essere preventivamente “blindata” da nessuno.

In sostanza, anche a prescindere dal risultato di rottura delle elezioni di marzo, e dal fatto che qualsiasi “garanzia” avrà oggettivamente le gambe corte, Governo politico e garanzie politiche preventive al Colle sono concetti tra loro in contraddizione.

Charlie Brown

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4 Comments

  • Paolo Andreozzi 21 maggio 2018 - 7:49 am

    Il Colle non può spingersi troppo oltre nel condizionare la volontà politica del nuovo Governo, ma può e deve pretendere che il Premier sia realmente autorevole prima di tutto sul piano politico e poi magari anche su quello tecnico. E’ il Premier che propone i Ministri al Presidente della Repubblica, non i Ministri che propongono il Premier. Responsabilità va di pari passo con autonomia, se fanno passare per presidente del consiglio un figurante, ne risentirà l’intera azione di governo.

  • massimo 21 maggio 2018 - 4:50 pm

    Pensare che nel momento della nomina del Presidente del Consiglio e, successivamente, in quella dei Ministri il Presidente della Repubblica si limiti a svolgere un ruolo neutrale senza ritenere necessario ricevere e condividere quelli che saranno gli “indirizzi di governo” risulta quantomeno ingenuo anche alla luce del fatto che in questa fase gli interlocutori del il PdR sono i segretari di quei partiti che formano la maggioranza parlamentare.
    Per quanto concerne i trattati internazionali dobbiamo inoltre ricordare che la loro ratifica è specifico compito del PdR mentre l’autorizzazione delle Camere non è sempre necessaria. In sostanza la ratifica e il rispetto dei trattati internazionali sono garantiti proprio dal PdR e dunque è naturale che prima di affidare un incarico esplorativo all’esponente di una ipotetica maggioranza parlamentare chieda specifiche garanzie riguardo l’orientamento politico delle forze che, in Parlamento, rappresenteranno tale maggioranza.
    Vista la particolare “coloritura” dei programmi politici che sono propri delle forze che si stanno presentando al Quirinale è naturale che vengano richiesti chiarimenti riguardo talini punti che potrebbero creare frizioni tra l’ordinamento interno e i trattati internazionali che regolano – ad es. – materie quali quelle legate agli stranieri (mi riferisco direttamente al dettato dell’art. 10 in particolar modo comma 2. E’ questo che pobabilmente Mattarella sta chiedendo ai rappresentanti di quelle forze politiche e tale richiesta non confligge con alcun dettato costituzionale.
    In sostanza se è lapalissiano affermare che nessuno può pensare seriamente di blindare l’attività di un Governo nascente e delle Camere che ne garantiscono la maggioranza, è altrettanto lapalissiano che prima di affidare l’incarico di formare un nuovo governo il “Colle” – cui spetterà il compito di ratificare o non ratificare leggi e trattati – definisca, insieme ai segretari di partito, quelli che saranno i principali orientamenti dell’attività del Governo.

    • giuseppe vetrugno 29 maggio 2018 - 8:01 am

      La ratifica dei trattati internazionali è certamente una prerogativa del PdR; ma nessun atto del PdR è valido, tanto più se si tratta di atti aventi valore legislativo, se non è controfirmato dal Presidente del Consiglio del Ministri.
      Pertanto, se posso permettermi Massimo, questo ruolo ipertrofico che attribuisci al PdR non è coerente con il contesto costituzionale. Proprio perché “irresponsabile” per gli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, il PdR non può imprimere un indirizzo politico al Governo, perché il Governo, per quell’indirizzo, deve avere la fiducia dal Parlamento, non dal PdR.
      Se poi quell’indirizzo politico, anche per volontà parlamentare, si dovesse tradurre, DOPO l’incarico e la fiducia ottenuta, in un atto legislativo contrario all’assetto costituzionale, allora il PdR potrebbe comunque non firmare quell’atto e chiedere alle Camere di ridiscuterlo, salvo poi cedere di fronte alla ripresentazione di quel medesimo atto, qualora non modificato neppure nelle virgole, da parte delle Camere.
      A quel punto l’interesse Costituzionale eventualmente messo a repentaglio da misure anticostituzionali approvate dalla maggioranza parlamentare sarebbe comunque garantito da altri due contropoteri di pari dignità rispetto a quello Legislativo ed Esecutivo: la Magistratura ordinaria, penale, civile ed amministrativa, nella valutazione e nell’interpretazione di quella manifestazione di volontà governativa e parlamentare divenuta legge e, soprattutto, la Magistratura della Corte Costituzionale.
      Pensare di fare un processo alle intenzioni in sede di conferimento di incarico è pertanto fuori dal perimetro di azione di PdR come delineato dalla nostra Costituzionale.
      Aver trasformato il PdR da “irresponsabile” a responsabile di una scelta in tutta evidenza politica costituisce l’errore storico più grave, al di là di qualsiasi altra valutazione speculativa sulla fondatezza o meno di tale scelta politica, che si potrà rimproverare al Presidente Mattarella sui manuali di storia e di diritto, dopo il quasi analogo errore in cui stava per incorrere il Presidente Segni se non fosse intervenuto quel grandissimo Statista di Aldo Moro, in ciò confortato dall’altrettanto straordinaria lungimiranza politica dimostrata da altre figure politiche dell’epoca (Pietro Nenni, Ugo La Malfa e Amintore Fanfani in particolare).
      Più di Cossiga, più di Napolitano – il Presidente Scalfaro che nella vulgata di una certa tradizione politica fu visto come di parte, in realtà si mosse pienamente all’interno dei limiti del suo ruolo, sindacando non sulle scelte politiche di una maggioranza di cui pure non condivideva una virgola, ma sull’indicazione di nomi di ministri in palese conflitto di interessi con il ruolo per essi originariamente assegnato -, il Presidente Mattarella ha interpretato la funzione assegnata in senso presidenzialista, forzando il limite dell’art.92 della Costituzione, che persino sul sito ufficiale del Governo della nostra Repubblica è delineato in forme diverse da quelle che tu, Massimo, tracci, attribuendo all’espressione “nomina” un significato espansivo che travalica il limite intrinseco rappresentato dal fatto che tale nomina non può essere affatto ‘autonoma’, visto che deve poi scontare la fiducia in Parlamento.

  • Gaetano Morgante 3 giugno 2018 - 3:18 pm

    Nei trattati si entra e dai trattati si esce a seconda delle necessità nazionali e dello sviluppo di situazioni imprevedibili al momento della sottoscrizione. Il Presidente difendendo senza se e senza ma i trattati sottoscritti ha fatto una discesa in campo di tipo politico contro una maggioranza che lui giudicava avversa non solo ai trattati sottoscritti, ma soprattutto al suo credo politico. In tal modo non è venuta meno la sua posizione “super partes”.