Chi non rispetta le regole?

7 Posted by - 8 giugno 2018 - Eventi passati

Nelle recenti elezioni politiche italiane, i partiti definiti “populisti” hanno ottenuto il 50% dei consensi. L’Italia si trova così a ricoprire il ruolo di principale Paese ribelle nel periodo in cui l’Unione Europea si accinge alla revisione delle proprie discusse istituzioni di governance economica. La Germania sostiene che le regole vadano riviste perché non sono state rispettate, e chiede vincoli più rigidi da sottoporre al controllo dei tecnocrati e alla valutazione dei mercati; l’Italia sostiene che vadano completamente riviste perché inefficaci e basate su presupposti sbagliati.

Tutta la costruzione dell’Eurozona si basa sulla presunta virtù intrinseca nel rispetto di un complesso sistema di regolamentazioni, vincoli di bilancio e parametri di valutazione ai quali bisogna conformarsi per il beneficio di tutti, una Costituzione tecnocratica e illuminata messa a rischio dai Paesi inadempienti, ma è veramente così? Ci viene detto che le regole servono a creare un comune terreno di gioco sul quale le economie dei Paesi membri possano competere in modo corretto, ma come in ogni istituzione anche le regole esprimono i rapporti di forza in atto. Nel caso dell’Unione europea, esse diventano talora uno strumento attraverso cui cristallizzare ingiustizie e asimmetrie. Siamo davvero noi italiani ad avere violato le regole dell’euro, o l’hanno invece fatto i nostri fustigatori?

Di tecnocrazia, democrazia e populismo si è discusso lunedì 18 giugno 2018 alle ore 18:30 a Piazza San Salvatore in Lauro 15 (Centro storico di Roma) in occasione della presentazione del libro di Sergio Cesaratto (Università di Siena) “Chi non rispetta le regole? Italia e Germania, le doppie morali dell’euro” (Imprimatur). Insieme all’autore sono intervenuti Stefano Feltri (Il Fatto Quotidiano) e Alessandro Somma (Università di Ferrara) moderati da Mario Sechi (List). È disponibile il video dell’evento.

Ha aperto i lavori il  il presidente di a/simmetrie, sen. Alberto Bagnai.

La presentazione del libro di Sergio Cesaratto si è rivelata il punto di partenza per una riflessione andata ben oltre il dibattito noto sul vincolo del 3%. Il parterre dei relatori ha saputo trovare spunti freschi e interessanti che hanno toccato il corrente stato dell’Unione Europea, i suoi problemi, le sue debolezze, dando interpretazione e prospettive anche all’attuale situazione politica italiana.

“Dobbiamo renderci conto che siamo in un sistema fragile perché irrazionale” ha commentato il prof. Bagnai in apertura, “e il libro di Sergio Cesaratto dimostra ancora una volta che le dinamiche in cui ci troviamo ora vanno avanti da oltre mezzo secolo”. E ha continuato, con un chiaro riferimento alla situazione attuale: “È bastato che l’Italia dicesse un “no”, un “no” che non va contro le regole ma che ne chiede l’applicazione – vale a dire la difesa delle frontiere esterne – per scatenare una crisi di governo in Germania”. E ha concluso: “le regole europee si stanno dimostrando più un sistema per cristallizzare rapporti di forza che uno strumento per creare un terreno di gioco alla pari. Le regole vanno negoziate prima di applicarle, altrimenti ci ritroviamo come oggi, con regole che ci hanno imposto di legarci le mani prima di tuffarci nel mare della globalizzazione”.

La riflessione del prof. Sergio Cesaratto con un incisivo excursus storico ha individuato nel fallimento delle istituzioni italiane il bisogno di affidarsi a regole esterne. “Il conflitto sociale” ha sottolineato “va risolto all’interno, senza cercare qualcuno che detti le condizioni dall’esterno. Oggi ci sarebbe spazio per una sinistra riformista, ma dovrebbe riflettere sui suoi errori, rimettere al centro il popolo: un processo difficile, perché la nostra sinistra, oggi, è sempre più estranea al sentire della maggioranza della popolazione”.

Il prof. Somma ha individuato da parte sua un moto della storia verso una rinazionalizzazione di poteri e competenze dopo una accentuata e prolungata perdita di sovranità. Guardando non solo all’Italia, ma a quanto sta accadendo in molti Paesi europei ha spiegato: “Non sono preoccupato da una deriva nazionalista, guardando la storia è un percorso naturale. Il sovranismo era l’unico sbocco, la speranza è che non vada verso un recupero dell’identità in senso “etnico”, piuttosto nel senso di una ritrovata sovranità popolare, riattivando un sano conflitto sociale democratico da cui far scaturire una nuova classe politica”.

Dello stesso avviso Stefano Feltri, che ha aggiunto: “Guardo con interesse alle richieste – legittime – di recuperare sovranità dei partiti che adesso compongono il Governo. Ma prima di pretendere indietro le competenze, dobbiamo essere sicuri di essere capaci di gestirle meglio di quanto non accada ora”.

In conclusione, Mario Sechi ha riportato il dibattito alla più stretta attualità chiedendo ai relatori un commento sul destino dell’Unione Europa in vista dei difficili negoziati su temi divisivi come la gestione dell’immigrazione e le riforme della governance economica dell’eurozona.

Dal convegno è emerso che strutture come la zona euro o l’area di libera circolazione di Schengen non sono compatibili con un processo decisionale decentrato, allo stesso tempo, l’evoluzione verso una struttura federale è incompatibile con la concezione degli stati nazionali come la conosciamo oggi. Se questa contraddizione non viene risolta, queste strutture sono destinate a fallire.

Un evento organizzato da Asimmetrie APS in collaborazione con la rivista online L’Intellettuale Dissidente / Si ringraziano il Pio Sodalizio dei Piceni e Il Cigno GG Edizioni.

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